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Tipico soggetto d'Arcadia (tra i più cari al Crespi), raffigura
un giovane satiro con la "siringa" fra le mani e accanto il pastorello
(o ninfa?) col tamburello. Sullo sfondo un pentimento denuncia la
preesistenza di un'altra figura, forse un secondo pastorello.
Datata da Carlo Volpe attorno all'anno 1700 è attribuito
da questi al Crespi come una "fra le opere di maggiore spicco e
originalità".
Compaiono infatti nel dipinto le migliori qualità dell'artista,
la sua capacità di portare all'estremo le possibilità della grande
tradizione pittorica italiana vivificandola con un'ardente e scoperta
umanità. Umanità che affiora nella muta conversazione tra i due
protagonisti della scena allegorica, nello sguardo in cerca di approvazione
del pastorello e nella compiaciuta attenzione del satiro.
Lo stile pittorico asseconda e completa le intenzioni
della raffigurazione nella contrapposizione tra i toni freddi e
lunari del personaggio inferiore e la calda sensualità cromatica
del satiro, vibrante del passaggio rapido dei toni e mossa da una
sapiente orchestrazione luministica.
Si forma dapprima a Bologna (inizialmente con
Canuti, poi con Cignani e infine con Burrini, a lui più congeniale),
in seguito compie viaggi di studio a Parma, Urbino, Venezia, che
gli permettono di conoscere la grande pittura della tradizione.
L'amore per la pittura del Cinquecento affiora nelle prime opere,
eseguite dal 1688 al 1690, come pure il suo interesse per Ludovico
Carracci e l'arte veneta.
Con l'avvicinarsi della fine del secolo matura una sua più personale
vocazione artistica, che lo porta a esiti di corposa fisicità pittorica
e contenuti spesso scopertamente ironici.
Al 1700 si collocano i due soffitti per Palazzo Pepoli Campogrnde
a Bologna, divertita e scanzonata ripresa di temi mitologici del
tutto inedita nell'aulica tradizione della decorazione murale.
Apre in questi anni a Bologna una bottega di pittura, ma la novità
della sua arte non gli procura grandi successi in patria. Proficuo
invece il rapporto con il principe Ferdinando di Toscana, a cui
deve la committenza di opere importanti, tra cui la celebre Fiera
di Poggio a Caiano che rivela la sua passione per l'arte fiamminga
e olandese.
Esegue per il cardinale romano Pietro Ottoboni la celebre serie
dei Sacramenti (oggi a Dresda). Negli anni seguenti continua, accanto
alla produzione di soggetti biblici, temi mitologici, scene di genere
e ritratti, una intensa produzione di opere chiesastiche. Si inserisce
nel clima di fervore che vede nascere a Bologna l'Accademia Clementina.
Continua ad operare fino al sopraggiungere, ormai ottantenne, della
cecità.
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