Giuseppe Maria Crespi
Bologna 1665 - 1747
Soggetto arcadico, 1700 circa
olio su tela, cm 91 x 115


Tipico soggetto d'Arcadia (tra i più cari al Crespi), raffigura un giovane satiro con la "siringa" fra le mani e accanto il pastorello (o ninfa?) col tamburello. Sullo sfondo un pentimento denuncia la preesistenza di un'altra figura, forse un secondo pastorello.

Datata da Carlo Volpe attorno all'anno 1700 è attribuito da questi al Crespi come una "fra le opere di maggiore spicco e originalità".
Compaiono infatti nel dipinto le migliori qualità dell'artista, la sua capacità di portare all'estremo le possibilità della grande tradizione pittorica italiana vivificandola con un'ardente e scoperta umanità. Umanità che affiora nella muta conversazione tra i due protagonisti della scena allegorica, nello sguardo in cerca di approvazione del pastorello e nella compiaciuta attenzione del satiro.

Lo stile pittorico asseconda e completa le intenzioni della raffigurazione nella contrapposizione tra i toni freddi e lunari del personaggio inferiore e la calda sensualità cromatica del satiro, vibrante del passaggio rapido dei toni e mossa da una sapiente orchestrazione luministica.

Si forma dapprima a Bologna (inizialmente con Canuti, poi con Cignani e infine con Burrini, a lui più congeniale), in seguito compie viaggi di studio a Parma, Urbino, Venezia, che gli permettono di conoscere la grande pittura della tradizione.
L'amore per la pittura del Cinquecento affiora nelle prime opere, eseguite dal 1688 al 1690, come pure il suo interesse per Ludovico Carracci e l'arte veneta.
Con l'avvicinarsi della fine del secolo matura una sua più personale vocazione artistica, che lo porta a esiti di corposa fisicità pittorica e contenuti spesso scopertamente ironici.
Al 1700 si collocano i due soffitti per Palazzo Pepoli Campogrnde a Bologna, divertita e scanzonata ripresa di temi mitologici del tutto inedita nell'aulica tradizione della decorazione murale.
Apre in questi anni a Bologna una bottega di pittura, ma la novità della sua arte non gli procura grandi successi in patria. Proficuo invece il rapporto con il principe Ferdinando di Toscana, a cui deve la committenza di opere importanti, tra cui la celebre Fiera di Poggio a Caiano che rivela la sua passione per l'arte fiamminga e olandese.
Esegue per il cardinale romano Pietro Ottoboni la celebre serie dei Sacramenti (oggi a Dresda). Negli anni seguenti continua, accanto alla produzione di soggetti biblici, temi mitologici, scene di genere e ritratti, una intensa produzione di opere chiesastiche. Si inserisce nel clima di fervore che vede nascere a Bologna l'Accademia Clementina.
Continua ad operare fino al sopraggiungere, ormai ottantenne, della cecità.