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Il motivo della freccia che compare nel dipinto, nell'urna
in alto a sinistra, rimanda allo stemma del senatore bolognese Bonfiglioli,
a cui si deve la committenza dell'opera.
Il Malvasia ricorda infatti che Tiarini dipinse
per il nobile bolognese un "Nicodemo che strizza una spugna con
il sangue di Cristo" in pendant con un'opera di Lionello Spada (oggi
presso la Cassa di Risparmio di Cesena), caratterizzata dalla medesima
cornice. Le due opere si collocano attorno al 1612, appena dopo
il ritorno dello Spada da Roma e Malta. In seguito ai due pittori
vennero commissionati altri quadri-pendant, tanto da creare tra
loro un'aperta rivalità.
Nella raffigurazione dell'episodio del Vangelo,
ancora una volta Tiarini sceglie la possibilità di racconto che
gli consente di collocare il fatto sacro in una dimensione di feriale
quotidianità: i seguaci di Gesù sono infatti impegnati a lavare
e imbalsamare il cadavere, in particolare Nicodemo (che, secondo
il Vangelo di San Giovanni, aveva portato le libbre di spezie necessarie
per l'imbalsamazione) sulla destra lava e strizza la spugna con
efficace naturalezza, mentre Giuseppe d'Arimatea, la figura dagli
abiti eleganti sulla sinistra in primo piano, tocca con trepidazione
le ferite del costato di Cristo.
La composizione del gruppo si struttura sul predominio
di una diagonale che corre dal basso a destra verso l'alto a sinistra,
imperniata sulla figura del Cristo morto e accentuata da forti contrasti
di luminosità, in cui la critica ha ravvisato un rapporto con Caravaggio
che Tiarini poteva a queste date, desumere attraverso il contatto
con Lionello Spada.
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