Alessandro Tiarini
Bologna 1577 - 1668
Deposizione, 1612-13 (?)
olio su tela, cm 165 x 207


Il motivo della freccia che compare nel dipinto, nell'urna in alto a sinistra, rimanda allo stemma del senatore bolognese Bonfiglioli, a cui si deve la committenza dell'opera.

Il Malvasia ricorda infatti che Tiarini dipinse per il nobile bolognese un "Nicodemo che strizza una spugna con il sangue di Cristo" in pendant con un'opera di Lionello Spada (oggi presso la Cassa di Risparmio di Cesena), caratterizzata dalla medesima cornice. Le due opere si collocano attorno al 1612, appena dopo il ritorno dello Spada da Roma e Malta. In seguito ai due pittori vennero commissionati altri quadri-pendant, tanto da creare tra loro un'aperta rivalità.

Nella raffigurazione dell'episodio del Vangelo, ancora una volta Tiarini sceglie la possibilità di racconto che gli consente di collocare il fatto sacro in una dimensione di feriale quotidianità: i seguaci di Gesù sono infatti impegnati a lavare e imbalsamare il cadavere, in particolare Nicodemo (che, secondo il Vangelo di San Giovanni, aveva portato le libbre di spezie necessarie per l'imbalsamazione) sulla destra lava e strizza la spugna con efficace naturalezza, mentre Giuseppe d'Arimatea, la figura dagli abiti eleganti sulla sinistra in primo piano, tocca con trepidazione le ferite del costato di Cristo.

La composizione del gruppo si struttura sul predominio di una diagonale che corre dal basso a destra verso l'alto a sinistra, imperniata sulla figura del Cristo morto e accentuata da forti contrasti di luminosità, in cui la critica ha ravvisato un rapporto con Caravaggio che Tiarini poteva a queste date, desumere attraverso il contatto con Lionello Spada.