Guido Reni
Bologna 1575 - 1642
Mosè con le Tavole della Legge, 1625
olio su tela, cm 175 x 136


Il dipinto raffigura Mosé che, secondo il racconto dell'Esodo, scaglia a terra le tavole dei Dieci Comandamenti, indignato per il comportamento degli Ebrei che, in sua assenza, avevano ripreso ad adorare i loro idoli.


L'opera ha una storia collezionistica ben documentata. Carlo Cesare Malvasia la ricorda nel 1678 come "un Mosé grande quasi più del naturale" nelle collezione di Palazzo Barberini a Roma. I Barberini erano fra i più importanti protettori romani dell'artista ed è quindi probabile che commissionassero direttamente il dipinto. Dello stesso soggetto esiste un'altra versione eseguita per il nobile Scipione Borghese ed ora nella Galleria Borghese di Roma.

La critica concorda nel ritenere l'opera eseguita dopo il 1620, riferibile dunque al periodo in cui la poetica di Reni si caratterizza nella ricerca di equilibrio tra l'adesione alla resa del naturale, memore dell'esperienza dei Carracci, e una sempre più avvertita tendenza all"'ideale" verso cui si orienterà la sua produzione artistica.

La figura del Mosé campeggia con forza nello spazio del dipinto, la sua monumentalità è accentuata dalla rigida scelta cromatica, orchestrata in un sapiente variare di grigi e di bruni, ma poi arditamente smentita dalle note squillanti del mantello rosso. La forza drammatica e teatrale che anima la rappresentazione appare - rispetto alla produzione di questi anni - come trattenuta da un rigore mentale e da uno sforzo di concentrazione che prelude al pieno classicismo che caratterizza la produzione di Reni degli anni trenta.