Packaging & Printing: come posizionarsi sui mercati globali
(Contenuto fornito da Octagona S.r.l)
Per il Made in Italy del packaging & printing la normalizzazione post-pandemia avviene su basi robuste. Nel 2023 i costruttori italiani di macchine per il packaging hanno toccato 9,23 mld € di fatturato (+8% vs 2022), con export pari a 7,26 mld € (≈79% del totale). Le stime 2024 indicano un’ulteriore crescita a 9,5 mld € e nel 2025 il settore ha superato la soglia dei 10 mld € di ricavi, confermando la leadership tecnologica italiana nelle soluzioni per imballaggio automatico.
Domanda globale e dove cresce
Il mercato mondiale dell’imballaggio resta in espansione strutturale (CAGR ~3–4% nei prossimi anni), con l’Asia-Pacifico come principale motore. La domanda più vivace riguarda i flessibili (plastica e carta/cartone), mentre il rigido plastico difende le quote grazie a innovazioni su riciclabilità e lightweighting. In parallelo, la stampa digitale su packaging corre ben oltre la media (CAGR ~9–10% fino al 2029), spinta da esigenze di time-to-market, versioning e personalizzazione (SKU proliferanti, lotti brevi, promo locali). Per i player italiani, combinare flessibilità produttiva, sostenibilità misurabile e governo dei dati è la chiave per intercettare la crescita in APAC e difendere i margini nei mercati maturi.
Nuove regole del gioco: PPWR ed EPR
Dal 11 febbraio 2025 è in vigore nell’UE il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), con applicazione generalizzata di molte disposizioni dal 12 agosto 2026. Tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili “by design”, con quote minime di riciclato per alcune famiglie di materiali, obiettivi su riuso/ricarica, riduzione del vuoto e limiti a monouso e sostanze problematiche. Per chi produce fuori dall’UE e vende in Europa, questo significa che conformità tecnica e dichiarazioni ambientali verificabili diventano un vero titolo d’accesso a retailer e gare.
Negli Stati Uniti si allarga il fronte EPR (Extended Producer Responsibility) per gli imballaggi: nuovi Stati si sono aggiunti e altri stanno entrando in fase di implementazione. In pratica, gli esportatori dovranno gestire registrazioni presso PRO statali, rendicontazione dei volumi immessi e, gradualmente, tariffe eco-modulate (più il pack è riciclabile e leggero, meno si paga). Possibili anche requisiti di etichettatura e data reporting diversi da Stato a Stato.
Per competere nei mercati UE e USA è necessario passare da una compliance “a valle” a una compliance by design. In concreto: mantenere distinte base aggiornate, predisporre LCA semplificate, garantire tracciabilità di materiali/riciclato/additivi, allineare etichette e claim ambientali e rendere disponibili dataset completi per retailer, autorità e PRO. Un presidio strutturato di questi elementi accelera le approvazioni, riduce il rischio sanzioni e migliora il time-to-shelf.
Materiali e design: cosa chiedono i clienti
Strategie di posizionamento per operatori italiani
Il contesto competitivo del packaging & printing sta cambiando rapidamente: la regolamentazione ambientale diventa più stringente, i cicli di vita dei prodotti si accorciano e i clienti finali richiedono fornitori in grado di offrire soluzioni sostenibili, tracciabili e personalizzate. In questo scenario, le imprese italiane, forti di un know-how riconosciuto a livello internazionale, possono consolidare il proprio ruolo strategico adottando un approccio integrato che unisca innovazione tecnologica, sostenibilità e prossimità commerciale:
- Sostenibilità come leva competitiva: trasforma la compliance in valore offrendo pacchetti “by design” già allineati a PPWR ed EPR: per ogni soluzione fornisci schede tecniche complete con riciclabilità dichiarata, contenuto riciclato certificato e dichiarazioni su sostanze (assenza o limiti per es. PFAS, metalli pesanti, solventi). Integra istruzioni di smaltimento chiare per Paese/filiera, codici materiale e piktogrammi, oltre a riferimenti a test di conformità.
- Agilità produttiva e digitale: rendi il sistema produttivo reattivo ai picchi di domanda e alla proliferazione di SKU investendo in linee ibride flexo + digitale, capaci di passare in modo fluido da tirature medio-lunghe a lotti corti e versioning multilingua.
- Trasparenza documentale: mantieni una data room aggiornata, la prontezza documentale velocizza qualifiche e audit clienti.
- Presidio dei mercati in crescita: per cogliere la domanda in accelerazione nell’area APAC, conviene strutturare una presenza “asset-light” che combini licenze o joint venture per il converting locale con il mantenimento in Italia delle funzioni a più alto valore: ricerca e sviluppo, prestampa e gestione dei file, ingegneria di processo, produzione delle parti critiche e del know-how proprietario. Questo modello riduce tempi di consegna e costi logistici, mitiga dazi e volatilità dei cambi, innalza il livello di servizio al cliente finale e protegge la proprietà intellettuale.
- Offerta “one-stop”: progetta una proposta integrata che unisca packaging e servizi lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: dall’eco-design basato su LCA e requisiti EPR, ai mock-up e prototipi rapidi (anche con stampa digitale) per accelerare le approvazioni, fino al fulfillment e-commerce con late-stage customization e servizi a valore aggiunto in magazzino. Completa l’offerta con tracciabilità e anti-contraffazione integrati con i sistemi del cliente.
Per competere davvero nei mercati globali del packaging & printing, le imprese italiane devono orchestrare tre pilastri: eccellenza tecnica (stampa e converting flessibili), compliance “by design” a PPWR/EPR con evidenze verificabili, e prossimità commerciale tramite servizi integrati che riducano time-to-shelf e rischi operativi. Così si entra nelle filiere dei brand internazionali non solo come fornitori, ma come partner capaci di sostenere la crescita e difendere i margini in un settore strutturalmente in espansione. In questo quadro, le scelte che contano sono strategiche e di lungo periodo: per questo è fondamentale affidarsi a una consulenza esperta per tradurre norme e trend in roadmap operative, a selezionare tecnologie e fornitori, a strutturare JV/licenze e a impostare KPI, e governance che reggano nel tempo.
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